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I quadri, i collage, i disegni e le fotografie in questa mostra rappresentano una piccola parte di una ricerca speculativa che, secondo me, viene portata avanti in un ampio quadro di lavoro, assieme alla realizzazione di film, opere e romanzi. Questi sono oggetti che talvolta vengono usati per la creazione di un film. A volte esistono come prove per indicare alcune parti di un percorso intrapreso per giungere ad un film. Altre volte esistono come prove di improduttivi vicoli ciechi o di soluzioni scartate e relative ad un progetto, o sono prove di soluzioni molto lontane dalla praticità. Altre volte ancora dimostrano un grosso ripensamento dato che è sempre difficile per me lasciarmi un film alle spalle. A volte un quadro, un collage o un disegno è tutto ciò che rimane di un progetto che è stato completamente abbandonato o - cosa ancora più interessante - è la prova di un progetto che sta ancora lottando per nascere. Infine, ci sono quei lavori che si riferiscono in modo lampante a se stessi - sebbene io non possa veramente credere che ciò potrà mai essere il mio caso, perché non esiste niente dentro un vuoto così impossibile. |
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Quando avevo più o meno quattordici o quindici anni iniziai ad essere affascinato dal paesaggio. Per me la pittura significava paesaggio. Gli artisti paesaggisti classici inglesi - Wilson, Constable, Gainsborough, Turner, Palmer - erano il mio principale interesse. La maggior parte dei miei primi lavori sono una misera imitazione di essi.
Non appena vai all'istituto d'arte ti rendi conto che l'Inghilterra è stata più dipinta, disegnata e fotografata che forse qualsiasi altro posto in tutta la storia del mondo. Poi ti accorgi che il lessico è stato esaurito. Come puoi ritrarre il paesaggio senza imitare gli autori del passato? Il movimento artistico del paesaggio degli anni '60 sembrò offrire un modo per farlo, un movimento che poteva essere associato alla mia attrazione nei confronti di mappe, piani, schemi e vedute aeree. Moltissimi dei lavori in questa mostra sono inerenti al mio tentativo di rappresentare il paesaggio - così come i paesaggi stellari -usando un lessico moderno.
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La bellezza del collage sta nella magia di una pagina, di un foglio o di un oggetto originali che hanno il potere di dar vita al lavoro finito. Questo è qualcosa che imparai più dai primi lavori di R.B. Kitaj che da chiunque altro. Come nello spazio di una figura, egli faceva non soltanto un collage di ogni tipo dei materiali più svariati, ma impiegava anche cinque o sei forme diverse di rappresentazioni dipinte o disegnate su una sola tela. Schwitters fu un'importante scoperta personale che feci quando ero adolescente, ma devo confessare che oggi trovo i collage meno interessanti. Venni anche incoraggiato dalle tecniche di collage di Rauschenberg, specialmente dai suoi disegni di Dante. Ammiravo particolarmente i collage di Braque, sapendo che aveva una profonda conoscenza e che faceva uso del lessico dell'arredatore.
Ecco un dittico fatto a collage, pieno di frammenti, principalmente di rosa intenso, di blu e di marrone che sono i colori della pelle umana sotto stress, contusioni e sole - sebbene questa sia un'idea successiva. La tinta e il colore tengono insieme i vari contenuti senza sforzo alcuno. Se solo i film potessero fare lo stesso … ma dai film ci aspettiamo una continuità di contenuto e di narrazione e non potremmo mai considerare la forma e il colore capaci di fornire coerenza.
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Credo in ogni caso che le mie opere d'arte mostrino un desiderio di ordine oppure un desiderio di discutere e contemplare l'ordine, un vero e proprio desiderio di struttura che contenga il vasto insieme di informazioni che sono presenti nel mondo.
Le due strutture d'organizzazione dominanti relative all'accessibilità universale sono indubbiamente le lettere e i numeri. La loro gamma è decisamente limitata. Da A a Z e da 0 a 9. Anche la griglia - variabile nel rapporto da un lato all'altro, ma rettangolare nei punti essenziali - si è dimostrata utile. Nella disciplina pittorica della griglia, molto può essere immagazzinato con chiarezza ed ordine e molto può essere fatto dalla struttura stessa.
Quindi nei miei quadri c'è una spiccata tendenza verso il formale; non in opposizione al contenuto, ma un assoluto piacere nell'organizzazione e nella classificazione. I miei quadri, o lavori su carta, hanno a che fare principalmente con le carte, i piani, i diagrammi, ovvero organizzazioni schematiche di fenomeni descritti sotto diversi aspetti. In alcuni casi sono molto autoriflessivi, quindi si tratta soltanto di quadrati colorati; attraverso ciò, si capisce come la tinta viene stesa sulla carta e come avviene l'unione fra carta e colore. Tale asserzione sembra semplicistica, ma il discorso generale è probabilmente pertinente.
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Come mai prima nella storia - e specialmente grazie alla televisione - adesso ci siamo trasformati in un perpetuo pubblico universale degli eventi della storia. Siamo spettatori 24 ore al giorno, un'infinita performance che appare costantemente molestata da un deus ex machina di illimitata immaginazione.
Da quando è stato detto che la definizione di una performance è un evento presenziato da un pubblico - e quindi piacevole - nell'assioma in cui il pubblico e la performance necessitano l'uno dell'altro come due elementi eguali, il mio interesse nel pubblico nel senso di "performance" è cresciuto.
Proprio come stiamo diventando, sempre di più, un pianeta di spettatori affamati di performance, siamo anche diventati, volenti o nolenti, un mondo di spettatori che vengono guardati: dalla voieristica telecamera della sorveglianza, dal domestico video registratore, dalla sempre più invadente unità mobile della diffusione pubblica, eccetera. Prendete in considerazione le inconsapevoli comparse "volontarie" visibili la sera in ogni trasmissione del notiziario. Potremmo chiedere "Chi non è stato filmato?"- e non vedere nessuna mano alzata. Siamo un mondo di guardanti che vengono guardati. Siamo un pubblico che guarda se stesso.
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La maggior parte degli artisti ha usato dei temi che spesso hanno poi caratterizzato la loro opera. Questa di solito è - avrei pensato almeno all'inizio - un'attività inconscia, forse ritualizzata quando sufficiente attenzione viene portata su di essi dagli altri. La rappresentazione e la contemplazione del volo, dell'acqua e della morte per annegamento sono tre di questi temi, a mio modesto parere. Tutti e tre i temi sono stati riuniti in alcuni quadri che completai due anni fa - in Icaro che cade nell'acqua, per esempio.
Adesso è da un po' di tempo che non faccio quadri collegati fra loro. Ho fatto un film, ho diretto un'opera, ho supervisionato impianti e creato degli spettacoli poco impegnativi. Non vedo l'ora di dipingere un'intera serie di opere. E' da un bel po' che le idee mi stanno frullando nella mente. Nella mia valigia c'è sempre l'occorrente per dipingere: mi porto sempre dietro dei tubetti di tinta acrilica. Spesso perdono e sporcano le mie camicie, ma comunque sono sempre in valigia.
Quando infine arriveranno le difficoltà, i soldi finiranno e nessuno vorrà più che faccia i film, allora mi ritirerò più che volentieri, andrò in pensione e abbandonerò il mondo del cinema. Verrò sempre più associato alla nozione di "segno su di una pagina". Alla fine potrei essere tanto contento nel fare macchie sui fogli quanto nel fare film … che costano dieci milioni di sterline e coinvolgono cinquemila persone.
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