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L'introduzione del regista

Molti dei miei primi film rappresentavano di fatto una scusa per mettere su celluloide i miei disegni o i miei quadri; l'esempio più evidente è A Walk Through H: The Reincarnation of an Ornithologist (1978), una specie di mostra filmata dei miei quadri, concepiti e organizzati per spiegare una storia: i quadri sono venuti prima, il film dopo. Le mappe sono necessariamente molto varie, a volte semplici ed ovvie da seguire, a volte per nulla cartografiche in senso ortodosso, ma costituite da una serie di istruzioni simboliche o da un testo scritto.
In un paesaggio di indizi decifrabili sta un grande palo, con una funzione difficilmente equivocabile. L'indagine storica di Carlo Ginzburg, Il formaggio ed i vermi, è un punto di partenza per una speculazione sull'eresia e le punizioni per averla commessa. Alla fine del sedicesimo secolo, un mugnaio credeva che il mondo fosse un pezzo di formaggio rancido abitato da vermi. Fu messo al rogo insieme ai suoi libri. La condanna del mugnaio richiama alla mente altri roghi ed altri pali utilizzati per punire e correggere ed è circondata da un testamento di umiliazione assai poco ambiguo: denudazione, percosse, rasatura, incontinenza.
Tra il 1978 e il 1980 ho fatto un film intitolato The Falls. Fu uno spartiacque per me, un film-catalogo che raccontava novantadue biografie di persone che avevano sofferto degli effetti di un fenomeno poco compreso, chiamato l'Evento Violento Sconosciuto. Il film è anche un esame ironico di tutti i modi in cui il mondo potrebbe finire, e non è del tutto irrilevante che novantadue sia il numero atomico dell'uranio. Per organizzare e codificare le innumerevoli informazioni riguardanti questi novantadue sventurati, fu fatto uso di ogni sorta di strumenti burocratici, tra cui anche la griglia, che, in termini giustamente autoriflessivi, fu la griglia dell'animatore del film. Su questo insieme grafico delle dimensioni dei campi, ho fatto un collage di informazioni pertinenti, riguardanti il volo e le aspirazioni al volo, avieri e aviatori, piloti e navigatori, uccelli e uomini volanti.
Una rappresentazione in sequenza a sostegno di un progetto non ancora completato. Cinquantacinque cornici suddivise in cinque file di undici ciascuna, che mettono in evidenza gli alti e i bassi di un corteggiamento durato tre anni tra un edonista alcolizzato ed un'amazzone infelice - il tutto dosato dentro ironiche storie di cavalli. E' un modo per chiarire una struttura scritta attraverso una rappresentazione pittorica. E allo stesso tempo un caratterizzare progressive variazioni emozionali: ci sono richiami aneddotici a cieli blu, interni bui, inseguimenti, un ponte bianco, violenza e seduzioni secondarie. Inevitabilmente le stesse chiazze e gli spruzzi di vernice diventano eventi importanti tanto quanto ciò che è ideato intenzionalmente e intellettualmente.
Nel mio film Prospero's Books (L'ultima tempesta), John Gielgud, che fa la parte di Prospero ne La tempesta di Shakespeare, colonizza la sua isola con creature. Shakespeare non elabora il tema della popolazione dell'isola. Io sì. Alcuni dei sudditi abitanti dell'isola sono indigeni, altri sono immigranti, alcuni vengono fatti comparire dal nulla per magia. Utilizzandoli come materia prima, Prospero inventa, scopre e crea una corte che si maschera come un teatro del mondo. Il fascino di queste creature è stato su di me così forte nel film, che mi sono dilungato su di loro e ho cominciato a scrivere un resoconto più esteso sui loro propositi. Forse questo nuovo testo potrebbe diventare un romanzo. O un film. Le immagini di parole e figure sono qui create dalle pagine scartate delle prime bozze di questo nuovo testo.

Due opere dalla mia serie 'Blackboard Paintings' del 1999. 'Georges' è Georges Perec e l''Ease' - l'Es - si riferisce al romanzo che lo stesso ha scritto senza utilizzare la lettera E, a ricordo dei suoi nonni ebrei, i cui nomi iniziavano con la lettera E e di cui si persero le tracce in Germania negli anni '40. Il mondo è nero di carbone, sebbene l'abbondanza di iniziali E sia una ricompensa putativa per il sofferente Perec. Sotto le tenebre di carbone sta forse la siepe perimetrale e il nero fango invernale di Belsen, contornato dall'assito lavato e disinfettato delle lignee capanne di morte.
Una delle lapidi preparate per la nostra immaginazione sul pavimento della Vecchia Chiesa ad Amsterdam è quella di Saskia van Rijn, la seconda moglie di Rembrandt. Forse è apocrifa. L'iscrizione non è usuale per la chiesa e sicuramente di data posteriore al tardo Seicento. Risale probabilmente al diciannovesimo secolo, forse è stata apposta su richiesta o per lascito di un non-olandese sentimentale. Tuttavia, quando stavamo filmando The Baby of Macon in questa bella chiesa, questa lapide fu pungolo e bussola, luogo in memoriam e di riposo, punto focale e richiamo melancolico al fatto che la fonte di ispirazione per tre dei nudi più erotici dell'arte occidentale fu uno scheletro di due metri immerso nella sabbia riempita d'acqua. Poiché la lapide è probabilmente apocrifa e siccome la memoria di essa pervade l'intera chiesa, il nome di Saskia è stato frammentato e sparso lungo tutto il pavimento della tomba.