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"Non chiamatelo regista. "Sono un'image-maker, un creatore di immagini", corregge Peter Greenaway, che di film ne ha pur fatti tanti. Film eccentrici, labirintici, cabalistici. Osannati e detestati. Sempre indimenticabili per originalità di tratto e di linguaggio. Dove spesso è facile identificare tracce di quadri famosi, di Vermeer, La Tour, Mondrian. Artisti prediletti da Greenaway, che, al pari di Fellini, Antonioni, Pasolini, coltiva e pratica la passione per la pittura. Lo testimoniano le sue tante "personali" allestite per il mondo e ora la mostra di Parma, fino al 10 dicembre al Palazzo della Pilotta, a cura della Cooperativa Edison"
(Giuseppina Manin, CORRIERE DELLA SERA, 23 ottobre 2000)
"Duecento quadri, acquerelli, olii, tecniche miste, schizzi preparatori e bozzetti dipinti. E' il corpus di una mostra d'arte molto particolare perchè l'autore di tutte queste opere è il regista inglese Peter Greenaway"
(IL MANIFESTO, 22 ottobre 2000)
"Regista, ma non solo. Artista, ma anche qualcosa di più. Soprattutto un sulfureo creatore di immagini dai contenuti simbolici e visionari, sempre sospesi tra sogno e realtà, sempre protesi in raffinate esplorazioni dell'arte, dell'arte che si fa scienza, della scienza che diventa immagine. Così Peter Greenaway (…), il più poliedrico dei film-maker europei, pittore su celluloide, autore di lungometraggi di culto."
(Susanna Legrenzi, IO DONNA, 28 ottobre 2000)
"L'installazione Una mappa per il paradiso che l'inglese Peter Greenaway ha creato presso la Galleria Niccoli di Parma (…) ci propone un tipo di spettacolarità a cui il pubblico dell'arte contemporanea non è del tutto abituato. Coinvolgente, nostalgica, misteriosa."
(Angela Vettese, IL SOLE 24 ORE , 29 ottobre 2000)
"Del resto, osservando il suo percorso e soprattutto gli sviluppi di questi ultimi anni, non si può negare che Greenaway sia riuscito a incarnare la quintessenza dell'espressione artistica contemporanea"
(Mimmo Di Marzio, IL GIORNALE, 28 ottobre 2000)
"E ancora una volta c'era lui, Peter Greenaway, con la sua figura eccentrica, ma anche con il suo spirito analitico, a rendere indimenticabile il suo soggiorno a Parma: la città che subito l'ha amato e che certo non lo scorderà, per il suo carisma e per la sua magia di creatore di poesia, in un tempo come il nostro, così inquieto, così turbato"
(Gianni Cavazzini, GAZZETTA DI PARMA, 31 ottobre 2000)
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